Cineforum sugli anni Sessanta e Settanta del Novecento in Italia: due titoli sugli Anni di piombo (1968-1973)

Uno dei film che meglio ritraggono la situazione della società italiana, subito prima che scoppiassero le lotte studentesche e operaie del 1968, è Banditi a Milano del regista Carlo Lizzani. Il film, girato nel (1968), rievoca la mattinata di ferocia e di sangue successiva ad una rapina in banca compiuta, a Milano, dalla cosiddetta Banda Cavallero. Pietro Cavallero, figlio di un falegname del quartiere Barriera di Milano (Torino), era comunista e voleva utilizzare queste rapine per attaccare la struttura capitalista della società italiana, così come si era venuta a creare negli anni ’50 e ’60 del Novecento. L’assalto alla filiale milanese del Banco di Napoli avvenne nel 1967 e fu un bagno di sangue, con la polizia che – per la prima volta, in attesa della stagione delle stragi – mostrò la sua impreparazione a fronteggiare un fenomeno criminale, sempre più armato e violento, che coinvolse ed uccise anche cittadini disarmati o semplici passanti.

(per vedere Banditi a Milano, film molto ben girato, con alcune scene piuttosto violente di inseguimento:

Nel 1969, sempre a Milano, sarebbe ufficialmente iniziata la cosiddetta Strategia della tensione con l’attentato dinamitardo alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano (12 dicembre del 1969, 17 morti). La strategia della tensione riproduceva una visione politica fortemente indirizzata dagli USA e dalle forze di centro-destra italiane, che temevano la notevole forza politica del Partito Comunista Italiano (il più forte dell’occidente, con circa il 30% dei voti). Per fare distaccare la gente da quest’orientamento politico e dai partiti di sinistra, la Cia organizzò una serie di attentati dinamitardi in diversi luoghi pubblici italiani; essi vennero effettuati materialmente da elementi del neofascismo italiano (Ordine nuovo era la sigla del raggruppamento più violento di estrema destra, Pierluigi Concutelli e Giusva Fioravanti i due assassini più spietati del gruppo). L’intento era quello di spaventare il popolo, togliendogli la possibilità di muoversi liberamente, e di fare ricadere la colpa degli attentati sulla estrema sinistra anarchica (cosa che accadde dopo la bomba del 1969, quando venne arrestato l’anarchico Pinelli, che volò giù dal secondo piano della questura di Milano tre giorni dopo il fermo, in circostanze mai ben chiarite).

Negli stessi anni, a Trento e a Milano, nacquero alcune frange di estrema sinistra (Brigate rosse e Lotta continua) che volevano contrastare il neofascismo e distruggere lo stato borghese in Italia; i loro principali esponenti furono Ovidio Bompressi, Silvio Viale, Adriano Sofri per Lotta continua; Renato Curcio, Mara Cagol per le Brigate rosse. Occorre dire che Lotta continua, a parte l’attentato che costò la vita al commissario di polizia Luigi Calabresi nel 1972 (egli aveva condotto l’interrogatorio di Pinelli), non prese mai parte attiva a stragi o omicidi. Invece le Brigate Rosse strutturarono la loro lotta contro l’apparato statale attingendo agli studenti, agli operai e alle frange armate dell’estrema sinistra italiana. Le Brigate Rosse furono autrici di molti omicidi e ferimenti, il più importante dei quali fu quello di Aldo Moro (rapito e ucciso nel 1978, forse per fargli pagare l’idea di costituire un governo di solidarietà nazionale che si aprisse anche al Partito Comunista Italiano, sino ad allora escluso dai governi). La lotta politica tra estremismi di destra e di sinistra fece numerosissime vittime tra poliziotti, carabinieri, industriali, giornalisti, politici, tra il 1970 e il 1988. Nonostante la violenza del fenomeno, lo Stato riuscì a reagire e a conservare la democrazia, anche con la costituzione di gruppi armati speciali (come i nuclei antiterrorismo guidati dal generale Dalla Chiesa, padre della conduttrice Rita, che fermarono o uccisero numerosi terroristi tra Genova, Milano e Torino).

Un film di carattere fortemente satirico su questa fame di dittatura neofascista è Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli (1973).

Il film si ispira al tentato colpo di stato, organizzato dall’estrema destra neofascista italiana guidata dal principe romano Junio Valerio Borghese nel 1970. Forse per intervento della Cia americana, fu dato ordine di fermarsi alle truppe dell’esercito italiano (di estrema destra), che stavano per distruggere i ripetitori Rai, entrare a Montecitorio e al Quirinale. Il tentato colpo di stato non venne rivelato sino al 1971. Ma ciò fotografava una situazione piuttosto diffusa nel mondo occidentale del periodo: in Grecia, nel 1967, si era insediato il governo di estrema destra dei Colonnelli e in Cile, nel 1973, il presidente socialista Salvador Allende venne deposto con la forza dalle truppe di colui il quale divenne dittatore, il generale Pinochet (di estrema destra); sempre nel 1973 scoppiò la guerra del Kippur tra Israele (stato ebraico supportato dagli Usa), Egitto e Siria (stati arabi confinanti); essa fu vinta dallo stato ebraico, causando enormi scandali nei paesi islamici circostanti. Ancora, in Portogallo e in Spagna e in Portogallo, rispettivamente sino al 1974 e 1975, erano ancora al potere due dittatori di estrema destra (Antonio De Oliveira Salazar in Portogallo e Francisco Franco in Spagna, che erano alla guida della penisola iberica sin dalla seconda metà degli anni ’30 del Novecento).

Il film restituisce una certa volontà di potenza, una ricerca del superuomo perduto (Mussolini), nata e divenuta molto forte nelle forze della destra italiana neofascista (raggruppate all’interno del partito politico chiamato Movimento Sociale Italiano), alla fine degli anni ’60 del Novecento, soprattutto dopo le rivolte studentesche progressiste, contro l’antico regime sociale borghese, scoppiate in tutta Europa e negli Usa dopo li 1968.

Il film Vogliamo i colonnelli, con uno splendido Ugo Tognazzi nei panni di un deputato di estrema destra, si può vedere al sito: https://mixdrop.co/f/mfn3hmbpq)

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