DIALOGO di una viaggiatrice per il mondo, alla ricerca della sua CASA. (parte 3- TERRA)

Terra

Piombando sul terreno trasudante di stille salmastre, rimbomba il mio latrato dissonante sul tonfo terreno di “territà” atrocizzante. Parole! Parole! Parole frammentate dall’urto sul terreo selciato vedono disperdersi significati tra gli occultanti meandri sabbiosi. Vagolano gli strazi subdoli dell’anima, lame noncuranti accecate da velleitaria bramosia di mutamento. Arida la bocca rimane senza l’acqua rinfrancante dello spirito. La sento, la sento! Sempre più mi penetra la dura gelida voce di amata-odiata Terra, mi reclama incessantemente con nome alieno, che incatena le mie membra alate, assimilandole a tronchi ignei di vegetali prigionieri terreni.

No! Da tempo immemore non son più albero. Da tempo, ormai, funi auree del cielo m’ han sottratta all’ostinata tenaglia di Madre Terra, stanca d’ allattare corpi ribelli, sue propaggini neglette. Allontànati da qui! Dove l’ostilità regna. Non potrò qui, che fungere da essenziale canale di sfogo delle ansie assillanti. Non sarà qui, che dolore. Ludibrio sei degli umani dai mille corpi e dall’anima occultata agli occhi degli dei. Ed i tuoi piedi, non più avvezzi all’arsura delle zolle, si dorranno di ferite sanguigne e della zavorra corporea, soggetta ad inesorabili leggi gravitazionali.

Non desidero questo, non lo voglio. Non pernotto in luogo ostile ammantato da sembianze d’ affetto, ove s’infliggono ferite agl’indegni di rintanarsi su coltri accoglienti; ove si lascia orma memorabile solo rispettando prescrizioni di tiranni camuffati. Ma che vedo? Un immagine si delinea repentina troncando il lento ritmo del mio respiro.

Un muro corre veloce… Lo vedo sempre più vicino… uno schianto mi frammenta in briciole di vetro, mille a mille…

Le membra ansimanti di solitudine strisciano agonizzando sul terreno anelante a dominare corpi ribelli assetati d’infinito.

Terrificante sei, Terra, quando fulminea ti appressi. Sobbalza la mia ombra nera per tanto orrore. Peso, peso indicibile compromette la mia carne; ma non può sopraffarmi. L’ululato della voce ancestrale rimbomba nel mio cranio preavvisando l’imminente regressione. Atri fantasmi si stagliano improvvisi davanti, generando corrispettive ombre nella mente aliena; una scintilla si materializza al mio cospetto, stella traslucente dalle tracce di fumo. Nella coltre nebbiosa di fiamma si dipartono animali incolpevoli senza preavviso incarnati. Costernazione è tra i sentimenti meno atroci. Qui.

Cosa ci aspetta, ancora, in questa valle allagata da incessant’ effluvio di pianto? Acuminati aghi, sibilanti di tuono, orientano la mira verso me, bersaglio inconsistente. Lor vendetta incombe ad una carne leggera ed intangibile; ma non raggiungono le nuvole, cascate di lacrime frastornate, che si dissovono per sfuggire al caotico ritmo terreno.

M’imponi le tue bugie come verità, oh Terra, immemore delle mie carezze. La mia verità è per te meno che il ricordo d’un impalpabile fantasma. Perché dovrei donarmi a te, Terra? Non sei che specchio dei miei errori, da quando decisi di cadere qui, dove non esiste per me ristoro, né fonte aerea dove fluttuare.

Silvia Maria Calliero

2 Risposte

  1. Meyer
    | Rispondi

    Ho letto le tre fasi di una viaggiatrice per il mondo. Meriteresti un commento da critico letterario. Io mi limito a dire che almeno leggendo ho trovato il suono delle parole e un ritmo che a me piace molto.
    Complimenti.

  2. Silvia Maria Calliero
    | Rispondi

    Grazie, Mayer, il tuo commento mi rende felice. Importante le parole arrivino a colpire e ad entrare nel lettore, e che l’intento dello scrittore sia colto. Mi premeva tanto che ci fosse suono e ritmo nella prosa che ho volutamente, in maniera leggermente arcaica, usato. Tu ha compreso e sentito ciò che mi premeva trasmettere, insieme al contenuto..,.suono e ritmo. Quindi il tuo apprezzamento mi rende felice e mi lusinga a sufficienza. Non ho, quindi, più bisogno di critici letterari…

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