Gli anni successivi all’Unità d’Italia: appunti per lo studio

Chi leggerà le seguenti righe troverà un breve riassunto dei principali eventi storici del tardo Ottocento italiano e vedrà quali problemi ha lasciato, irrisolti, al XX secolo.

Prima di cominciare un distinguo terminologico che riguarda i due gruppi di potere che gestirono la politica italiana tra il 1861 e il 1896.

Destra storica: gruppo dirigenziale appartenente all’alta borghesia e alla nobiltà liberale di provenienza piemontese e cavouriana (più vicina al libero mercato, alla concorrenza). Sinistra storica: gruppo dirigenziale appartenente all’alta borghesia e alla nobiltà di provenienza garibaldina (più vicina ai bisogni del popolo, sulla carta).

1861: Unità d’Italia, Re Vittorio Emanuele II diviene sovrano d’Italia (alla quale mancano ancora Lazio, Veneto, Friuli e Trentino per essere come la intendiamo ora). L’Italia ha poco meno di 22 milioni di abitanti.

1861-1876: governo della Destra storica di Marco Minghetti e Quintino Sella. Obiettivi: liberismo economico come strategia per sviluppare il ceto imprenditoriale, borghese, italiano; lotta contro l’analfabetismo; lotta contro il banditismo al sud Italia; accentramento dell’amministrazione pubblica a Roma (Codici civili e penali resi eguali in tutto lo stivale; così come i pesi e le misure, cancellazione delle dogane; Prefetti nei capoluoghi di provincia per eleggere i sindaci e renderli più affini alla politica centrale di Roma). Leva obbligatoria per tutti i giovani: un grave problema perché, all’epoca, durava 7 anni. Aumento delle imposte indirette, sui beni di consumo (anche il pane, cosa che fece arrabbiare moltissimo i ceti più poveri della popolazione).

Effetti dei governi della Destra storica: costruzione di maggiori infrastrutture (ferrovie, strade, poste, telegrafi, istruzione), sviluppo sui mercati internazionali delle industrie più avanzate (per lo più situate al nord Italia), reazione armata dei briganti del sud Italia contro l’organizzazione piemontese dello stato unitario (1861-65); assenza di una reale possibilità di acquistare le terre da parte dei più deboli al sud Italia con aumento del potere politico ed economico dei latifondisti.

1866: Terza guerra di indipendenza. L’Italia sfrutta la guerra tra Prussia e Francia per allearsi con la Prussia e cercare di sconfiggere l’Impero austro-ungarico ed ottenere il Veneto. La guerra è disastrosa per l’Italia (vedi battaglia navale di Lissa, in Croazia) ma ottima per la Prussia. Quest’ultima batte l’Austria, si fa concedere il Veneto e lo “regala” all’Italia. All’Italia manca solo più Roma e il Lazio (oltre a Friuli e Trentino).

1870: fine della questione romana. Napoleone III, imperatore dei Francesi, viene battuto dai prussiani a Sedan e costretto ad abdicare. A quel punto, venendo a mancare il principale alleato conservatore del Papa Pio IX, il governo italiano decide di entrare a Roma e togliere il potere temporale al Papa. Pio IX scomunica i membri dello stato liberale italiano e si ritira a Castel Gandolfo, luogo in cui gli viene garantita la possibilità di celebrare messe liberamente sul suolo italiano, il controllo del piccolo stato chiamato Città del Vaticano e un indennizzo in denaro per le terre perdute a favore degli italiani (legge delle guarentigie, ossia delle garanzie del Papa).

1877-1896: governo della Sinistra Storica di Agostino Depretis, del giurista Giuseppe Zanardelli e del garibaldino Francesco Crispi. Obiettivi: ampliare il diritto di voto dal 2% a circa il 7% della popolazione italiana (gli elettori dovevano pagare circa 20 lire di tasse annue e saper leggere e scrivere); introdurre la scuola dell’obbligo, della durata di 3 anni (legge Coppino); introduzione di sussidi e pensioni per i meno abbienti. Negativa fu invece l’introduzione del Trasformismo politico: si chiama trasformismo la possibilità di votare a favore di un progetto presentato da un avversario politico a patto che lui, al momento del bisogno, restituisca il favore al gruppo dirigente. Così facendo non è più possibile capire chi stia da una parte e chi dall’altra del parlamento.

1882: Triplice alleanza con Austria e Germania. Fu un’alleanza poco gradita, dato che l’Austria era sempre stata un nemico storico dell’Italia, ma utile per frenare un po’ la politica coloniale dei Francesi nel Mediterraneo, a danno dell’Italia (si veda la presa francese della Tunisia). Inizio della fase colonialista e nazionalista dell’Italia unita.

La sinistra storica volle poi l’introduzione del protezionismo, ovvero una politica commerciale che proteggeva i prodotti italiani dalla concorrenza estera, elevando il prezzo di quelli stranieri ad arte, per favorire lo sviluppo delle aziende nazionali: ciò portò le industrie del nord (acciaio, metallurgia, chimica, elettricità) a svilupparsi e a sapere reggere all’economia di mercato; quelle del sud persero invece ancora più terreno rispetto al mercato. Ciò aumentò il divario tra il livello di vita di nord e sud Italia.

1887: spedizione militare di Dogali, in Eritrea. L’Italia vuole entrare nel numero delle nazioni provviste di colonie in Africa e lo fa nel Corno d’Africa, ancora libero. Enormi spese militari organizzate dal governo Crispi, che non porteranno ad alcun risultato e culmineranno nel

1895, con la tragica sconfitta militare di Adua. Qui i contingenti militari italiani saranno accerchiati e massacrati dagli Etiopi dell’Imperatore (Negus) Menelik II. L’Italia sarà allora una delle poche potenze occidentali a non essere riuscita a prendere un territorio africano, nel tardo Ottocento, mostrando al mondo la pochezza delle sue risorse e del suo esercito.

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