La nazionale di calcio italiana del 1982

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Parliamo di una squadra che è riuscita ad andare oltre il mero aspetto calcistico, entusiasmando un intero popolo. Procediamo con ordine e riconduciamoci al momento in cui i nostri eroi furono chiamati a partire. L’estate calcistica del 1982 fu scandita dalle bollenti città della Spagna. Proprio nel paese iberico si sarebbero dovuti tenere i tanto sospirati mondiali del 1982. La nostra nazionale non viveva un momento idilliaco, anzi, stava tentando di reclutare i calciatori più forti per non venire eliminata al girone iniziale. L’arduo dovere toccò ad Enzo Bearzot, che nelle sue precedenti conduzioni aveva traghettato il Torino fino alle zone di vertice del nostro campionato. Il selezionatore friulano decise di plasmare una squadra formata da grandi campioni affermati, quali ad esempio Dino Zoff, Marco Tardelli, Gaetano Scirea e Claudio Gentile, e giovani promesse che iniziavano a muovere degli eccellenti primi passi: Paolo Rossi, Daniele Massaro e Giancarlo Antognoni. Come detto in precedenza, la nostra nazionale non poteva contare su una grande stima di tifosi e critici, ma gli atleti azzurri sapevano che prima o poi tutti si sarebbero dovuti ricredere.

Le prime partite del mundial 1982

Veniamo al giorno inaugurale azzurro: la prima gara ci vedeva contro la granitica Polonia di Boniek.
Sin dai primi minuti di gioco l’Italia provò ad offendere, ma il muro eretto dai polacchi non crollò e questo copione andò avanti fino al novantesimo minuto. Boniek influì di certo nel risultato, in quanto il rapace di Bydgosrcz impartì le giuste direttive ai compagni per stringere le maglie difensive e dunque non permettere all’Italia la costruzione di una valida manovra d’attacco.

La prima partita scivolò via sullo 0-0, portando con sé una valanga di dubbi, dubbi che però non fecero tentennare Bearzot, il quale per la seconda partita contro il Perù, mise in campo una formazione spregiudicata ed arrembante. 

18 giugno 1982, più precisamente Vigo, calorosa ed effervescente città spagnola, scenario sportivo della seconda gara degli azzurri.
I tifosi italiani non riuscivano a spiegarsi come la corazzata comandata da Bearzot avesse potuto schiantarsi contro la modesta Polonia. Ma le tante critiche dovettero essere sospese, quando arrivò il momento di scontrarsi con il Perù. La squadra peruviana si collocava in campo con la classica strategia delle formazioni che vogliono evitare l’imbarcata: cercare di ripartire sporadicamente in contropiede non appena si entra in possesso del pallone. L’Italia scalpitava al pensiero di dover guadagnare i 3 punti che non solo l’avrebbero qualificata al turno successivo, ma che sarebbero andati a sedare le critiche di giornalisti e pubblico. L’arbitro fischiò e l’Italia volle subito esplicitare le sue intenzioni, attaccando a viso aperto. Tale mossa ripagò ed il lesto Bruno Conti (grandioso fuoriclasse della Roma) riuscì al minuto 16 ad insaccare la sfera. Il Perù, inspiegabilmente, fu mosso da un senso di sopravvivenza, capendo che se avesse subito ad oltranza avrebbe terminato l’incontro con un passivo terrificante. La partita dunque cambiò ed i peruviani assaltarono in massa la difesa azzurra che, del tutto impreparata ad un simile arrembaggio, permise di far marcare un gol alla selezione sudamericana. Le dinamiche del gol furono a dir poco controverse: Collovati andò in apprensione su un pallone non pericoloso e lo spinse alla rete dell’incolpevole Dino Zoff. Il risultato venne messo in ghiaccio dal Perù e l’Italia fu condannata al pareggio.

Lorenzo Callari (continua)

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3 Risposte

  1. Roberto Bianchi
    | Rispondi

    Allora lo fate apposta! Volete farmi soffrire di nostalgia. Non sono mai stato un gran tifoso di calcio, ma quell’estate me la ricordo benissimo.
    Nel periodo dei mondiali dell’82 ero in Inghilterra, lavoravo a Nottingham, Non avevo un televisore e ricordo che le partite, Italia Brasile e Italia Argentina andavo a vederle attraverso la vetrina di un negozio che vendeva elettrodomestici, purtroppo rigorosamente “mute” visto che l’audio non si sentiva dalla strada..
    La finale invece me la sono goduta a casa, Visto che quella settimana ero tonato per un breve periodo di vacanza.
    Ricordo ancora come fosse oggi i momenti entusiasmanti delle reti, le urla che si sentivano nelle case e che arrivavano a riempire le strade.
    Le strade piene di gente, i caroselli delle auto, i fuori di testa di tutti i tipi non persero l’occasione per festeggiare. Una festa vissuta per una notte intera e dove, forse, solo i sordi riuscirono a dormire.
    Sono contento di poter dire “Io c’ero”.
    P.S. Mi sono permesso di mettere in evidenza la foto che per me rappresenta quella vittoria. Tardelli esultante dopo il suo magnifico goal!
    E infine una domanda per chi ne sa più di me. Ma nell’82 c’erano già i 3 punti per la vittoria?

  2. Paolo Cavallo
    | Rispondi

    Hai fatto bene, Roberto, a correggere e ad ampliare l’apparato iconografico dell’articolo!
    Se ricordo bene, non c’erano ancora i 3 punti per vittoria, cosa che avrebbe premiato solo la Polonia, autrice dell’unica vittoria del girone (contro il Perù, mi pare).

  3. Manolo Ronzino
    | Rispondi

    Nell’estate del 1982 avevo 11 anni; ero già un appassionato di calcio e di Juventus soprattutto e quei Mondiali li ricordo benissimo. L’Italia partì in sordina e i miei favoriti erano i grandissimi giocolieri brasiliani che stravinsero le prime 4 partite in modo spettacolare, fino a quando non si schiantarono contro l’Italia e il miracolato Paolo Rossi. Abitavo in un palazzo nel centro di Pinerolo e le serate con le telecronache RAI di Nando Martellini riecheggiavano in modo epico da tutte le abitazioni e ad ogni gol si usciva sul balcone per festeggiare con i vicini di sopra, di fianco e di sotto, un po’ alla Fantozzi, ma sicuramente in modo genuino e spontaneo (e qui aprirei il dibattito: ma non abita più nessuno in quei palazzi diventati grigi e tristissimi, dove non ci si conosce più?). La vittoria finale e i Caroselli per le strade furono qualcosa di mai visto; mio padre mi fece saltare e mi accompagnò su un carro che attraversava il centro e davanti alla stazione furono in molti a tuffarsi nella fontana (all’epoca c’era l’acqua). I tre punti non c’erano ancora caro Roberto, quindi i pareggi da 1 punto non erano così deprecabili. Altri tempi di un paese che era profondamento diverso. Migliore o peggiore non saprei, ai posteri l’ardua sentenza.

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