La situazione politica ed economica degli USA tra 1919 e 1935

In questo file audio, la spiegazione del periodo del New deal, ovvero del nuovo corso dell’economia e della politica americana dopo la crisi del 1929.

Gli USA conobbero, al contrario dell’Europa, una forte espansione economica nell’immediato
dopoguerra (1919-1928). Perché?

1- Non avevano partecipato, se non marginalmente al conflitto europeo (solo nell’ultimo anno di guerra) e non avevano riportato danni permanenti, oltre ad aver perso un numero di uomini limitato rispetto alle forze in campo.
2- Avevano venduto armi e prestato enormi somme di denaro agli stati in guerra e possedevano altrettanto enormi crediti mondiali.

La produzione industriale, che non dovette essere più di tanto riconvertita dai precedenti usi bellici, poté sfornare tutta una serie di strumenti utili per il miglioramento del livello di vita quotidiana (radio, frigoriferi, lavatrici, automobili, come la Ford T, modello base dell’industria automobilistica di Henri Ford). Il modello economico prediletto era il pagamento a rate: avere prima di possedere.
Il clima di grande ottimismo, spinse tutti gli investitori, anche i più piccoli a cambiare il loro
atteggiamento di risparmio. Non si metteva più in banca quanto avanzava dallo stipendio, ma lo si investiva in borsa, in titoli azionari. Le azioni dovrebbero costituire parte del capitale di un’azienda: le si acquista per sostenerne
gli investimenti, sperando vadano a buon fine e generino utili, i quali saranno divisi tra gli azionisti.

Questo era il sistema di vita chiamato american way of life.
Negli anni ’20 – anni in cui prese piede il jazz, la musica nera per eccellenza, la musica del puro divertimento (suonata da neri nei locali pubblici, senza che essi potessero essere serviti al bancone come i bianchi) – si iniziò a speculare in borsa: non si compravano più azioni per sostenere il capitale sociale di un’azienda, ma per rivenderle subito, non appena fosse cresciuto il loro valore nominale.
Nasce una professione nuova, su larga scala: lo speculatore, che compra le azioni quando costano poco (quello che sta succedendo proprio oggi) e le rivende non appena vede un margine di guadagno solo per sé.

Con il presidente americano Wilson e il suo successore Harding, gli USA non aderirono alla Società delle Nazioni (organismo, padre dell’attuale ONU, nato per evitare gli scontri tra nazioni) e portarono avanti una politica di estremo liberismo:

  • No all’intervento dello Stato nell’economia, sì alla libera concorrenza (sì però ai dazi commerciali sui prodotti importati, per difendere i produttori americani dalla concorrenza straniera: contraddittorio atteggiamento, vero??)
  • No agli stranieri (atteggiamento xenofobo, di paura verso lo straniero: si veda la condanna a morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, incolpati di una rapina mai compiuta solo per motivi razziali e politici), controllati all’ingresso negli USA (e ripresa del movimento razzista Ku Klux Klan)
  • Odio verso il comunismo e verso i sindacati, la cui azione di tutela dei lavoratori fu molto ridotta.
  • Idea che l’ubriachezza fosse tipica dei neri e degli immigrati: proibizione della produzione e vendita di alcoolici, che produsse il proibizionismo (da cui trassero vantaggio soprattutto le mafie e i gangster come Al Capone e Lucky Luciano, che vendevano di contrabbando gli alcoolici: vedere i film The intouchables o Il massacro del giorno di San Valentino)
  • Investimenti nei paesi europei per favorire la ripresa dei mercati internazionali (vedasi il piano Dawes in Germania nel 1924)

La crisi del sistema economico e finanziario americano del 1929

A causa dell’eccessiva speculazione in borsa, il valore dei titoli iniziò a scendere a partire dal
gennaio 1929.
Chi voleva investire, pur non avendo i soldi per farlo, vedendo l’arricchimento veloce di tanti,
chiedeva prestiti alle banche e comprava azioni. Anche paesi europei come la Germania, per
accelerare la loro ripresa investirono notevoli somme alla borsa di Wall Street (New York). Il 24 ottobre 1929 la borsa crollò perché il valore nominale delle azioni era di gran lunga superiore a quello effettivo delle aziende di cui erano emanazione. Si iniziò a venderle in modo incontrollato e ciò fece precipitare la situazione (più o meno la stessa cosa che successe nel 2008).

Il percorso della crisi

Il crollo delle azioni tolse liquidità alle aziende;

  • Senza soldi, nessun investimento produttivo
  • Troppi beni di consumo rimangono invenduti nei magazzini delle ditte e i debiti delle aziende crescono;
  • Senza investimenti, scarse vendite e debiti crescenti, l’azienda esce dal mercato;
  • Uscendo dal mercato, l’azienda fa fallimento
  • Dopo il fallimento, moltissimi operai rimangono senza lavoro;
  • Gli operai senza lavoro non possono più comprare nulla e sono indebitati
  • Il mercato si ferma;
  • I debiti che le persone comuni e le aziende non riescono a saldare causano la crisi delle
    banche, cui non vengono più pagati gli interessi sui prestiti = blocco dell’economia reale. Ciò provoca la fine degli investimenti in Europa (e il successivo crollo politico ed economico della Germania)

Il blocco dei settori dell’economia fu affrontato nel mondo, ad esclusione parziale dell’URSS socialista, in due modi:
1- I paesi in cui vinsero le forze politiche nazionaliste e razziste (Italia, Germania,
Giappone) si concentrarono sul riarmo e sul protezionismo, rivolto a quanto producevano le loro aziende nazionali;
2- Le nazioni democratiche come gli USA, pur indebolite, provarono a risollevarsi con un nuovo metodo: gli investimenti nei lavori pubblici, per dare lavoro pubblico a chi l’aveva perso nel privato.

Questa via, chiamata New deal (nuovo corso), fu introdotta dal presidente Franklin Delano Roosevelt, che governò gli USA dal 1932 al 1945 (anno in cui morì). Egli apparteneva al partito DEMOCRATICO, che incarnava una sorta di posizione di centro sinistra, socialdemocratica; tutti i suoi predecessori, come Wilson e Hoover, erano invece stati REPUBBLICANI, più conservatori, vicini agli ideali politici della destra moderata.

Molto popolare, grazie anche a una serie di programmi radiofonici da lui condotti, egli seguì le idee dell’economista inglese Keynes, che auspicava un forte intervento dello Stato, nel ruolo di investitore, nel caso in cui l’economia subisse rallentamenti evidenti.

Si pose un’autorità di controllo sulla Borsa valori (come oggi in Italia; essa interviene,
addirittura chiudendo le contrattazioni, in caso di eccesso di rialzo o di ribasso degli indici)
e sulle banche.

  • Introdotta una legge dedicata al risanamento delle industrie, con regolamenti sulla concorrenza e un salario minimo garantito per i lavoratori;
  • Riduzione della produttività agricola per mantenere più alti i prezzi (e quindi i guadagni dei produttori);
  • Tassazione progressiva (chi più ha o guadagna, più paga tasse);
  • Tutela dei sindacati e delle rivendicazioni sociali (con aumento delle assunzioni e degli
    stipendi= ripresa del mercato interno)

Le parti qui sopra spiegate sono tratte dalle pp. 131-142 del libro di storia delle classi quinte.

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  1. Giuseppe Migliore
    | Rispondi

    A proposito di proibizionismo c’è un bellissimo episodio dei Simpson, ottava stagione, sedicesima puntata:
    “Homer contro il 18º emendamento” dove con il classico stile irriverente del cartone si mostra l’effetto collaterale del proibizionismo, cioè spingere persone tutto sommato oneste, nella sfera dell’illegalità.
    Per quanto riguarda l’episodio di Sacco e Vanzetti, molto belli il film e la canzone citati nell’articolo di cui hai inserito il link!
    Devo dire che sto apprezzando molto il tuo lavoro come, sono sicuro, lo staranno facendo le/gli alunn*
    Un saluto e un augurio di buona salute !

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