Letture di Storia: 2- Gli anni di Depretis (1876-1887)

Il potere e le riforme di Depretis (da Storia d’Italia di Massimo L. Salvadori, Torino, Einaudi, 2018)

[…] Depretis entrò in carica il 25 marzo del 1876. L’era della Destra era finita. Il passaggio dalla Destra alla Sinistra avvenne in un quadro di continuità, nel senso che non mise in discussione gli equilibri politico-sociali del regno e il blocco di potere dei liberali nel loro insieme.[…] Se continuità vi fu per aspetti significativi, per altri […] la discontinuità fu importante: […] il proposito, poi messo in pratica, di allargare notevolmente il corpo elettorale; un rinnovato e maggiore impegno nell’affermare la laicità dello Stato; rilevanti riforme nel settore dell’amministrazione, dell’istruzione  e della legislazione sociale. […] Depretis governò il Paese quasi ininterrottamente dal marzo 1876 fino alla sua morte nel luglio 1887 […] Depretis si adoperò per unire a sé uomini della Destra e per isolare con il loro contributo l’estrema Sinistra, formata da repubblicani, dai radicali e, a sinistra di questi, dagli anarchici e dai primi socialisti: […] “Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file [della Sinistra], se vuole accettare il mio modesto programma, se qualcheduno vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?” Questo invito a trasformarsi venne largamente accolto a livello politico e parlamentare. Esso diede origine a quel fenomeno che è stato chiamato appunto “Trasformismo” […] Esso stava ad indicare il raggiungimento di un sostanziale consenso di fondo nelle file della classe egemone [padrona] […] e la disponibilità dei diversi gruppi liberali a misurarsi sulle scelte specifiche di governo più che su programmi ideologicamente contrapposti. Naturalmente, questa opera […] comportò il ricorso a una politica di favori verso gruppi sociali e anche singoli deputati che non arretrava di fronte alla corruzione.

Le riforme introdotte nell’era di Depretis rispecchiarono la duplice esigenza di allargare la base del consenso sociale e di soddisfare alcune istanze di evoluzione civile […] Nel luglio 1877 venne vara la legge Coppino, diretta a fronteggiare l’analfabetismo della popolazione […] nel 1879 fu alleviata la tassa sul macinato, poi abolita nel 1884. […] La riforma elettorale abbassò l’età elettorale da 25 a 21 anni, stabilì che potessero votare coloro che non risultassero analfabeti a meno che pagassero una certa quota di imposta […] Il bacino elettorale passò dal 2.2% al 6.9% della popolazione (da 620.000 persone a circa 2 milioni di elettori).

Con la Germania e con l’Austria -alla quale ultima, dopo l’acquisto del Veneto nel 1866, era andata avvicinandosi – l’Italia il 20 maggio 1882, per consolidare la sua posizione internazionale e interna, concluse il trattato della Triplice Alleanza, della durata di cinque anni. Questo trattato aveva un duplice scopo: di costituire un forte blocco militare antifrancese e di “rafforzare il principio monarchico e […] la conservazione dell’ordine sociale e politico dei loro Stati”.

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