L’idea di un’Europa unita

Di: Paolo Cavallo

L’idea di un’Europa unita nacque in Italia, in tre teste di antifascisti: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni. Internati dal Duce sull’isola di Ventotene (di fronte a Gaeta), essi elaborarono nel 1941 un documento ispirato alla negazione dei totalitarismi e dei nazionalismi e alla promozione del federalismo, nel quale proponevano una Europa federale, che unificasse eserciti, economie e leggi di tutto il continente, per scongiurare che la fame di potere di un singolo paese causasse (come era successo alla Germania dopo la fine della Prima guerra mondiale) nuovi scontri tra nazioni.

Nel 1949 tre grandi uomini politici, il primo ministro tedesco Konrad Adenauer, quello italiano Alcide De Gasperi e il ministro degli esteri francese Robert Schuman, vollero credere in questo progetto, lavorando ad un’idea basilare di unità europea.

Nel 1951 si ebbe la prima manifestazione effettiva di questa volontà: sei paesi sottoscrissero la costituzione della CECA, ovvero della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (Italia, Francia, Repubblica Federale Tedesca, Lussemburgo, Belgio, Olanda). Questo primo trattato di natura economica volle provare a rinsaldare gli interessi comuni dei principali paesi del continente, sconvolti dalla Seconda guerra mondiale, per evitare che nuovi scontri, anche solo commerciali, potessero nuovamente creare situazioni di crisi tra gli stati europei. Innovativa, l’idea di abbattere le barriere doganali e i dazi.

La crescita dell’Europa unita si sposò con la fine dei possedimenti coloniali europei. A partire dal 1950, i maggiori paesi europei, soprattutto le due potenze locali vincitrici della Seconda guerra mondiale, Francia e GB, conobbero un’enorme processo di decolonizzazione: i paesi africani e asiatici che avevano occupato militarmente durante il tardo Ottocento e il primo Novecento ottennero infatti progressivamente la libertà e l’affrancamento dalle nazioni che li avevano colonizzati, riducendo di fatto la loro importanza nello scacchiere internazionale.

Nel 1957, a causa della progressiva perdita di potere economico e politico del continente europeo, alcuni paesi decisero la realizzazione di un Mercato Comune Europeo (MEC), che fu sottoscritto dagli stessi paesi che si allearono nel 1951. Oltre a questi due trattati, venne stipulato anche il cosiddetto Euratom, ovvero il trattato per lo sfruttamento dell’energia nucleare europea.

Nel 1967 questi tre trattati distinti vennero unificati nella creazione della Comunità Economica Europea (Cee). In quell’anno, oltre ai sei paesi fondatori, si erano uniti ai trattati economici anche Grecia e Turchia. Nel 1973 entreranno nella Cee anche GB, Irlanda e Danimarca.

Nel 1979 venne istituito, con le prime elezioni europee, il Parlamento Europeo di Strasburgo (che si rinnova ogni 5 anni mediante le elezioni che si tengono nei singoli paesi europei). Negli anni ’80 Grecia, Spagna e Portogallo (questi due ultimi dopo aver superato la fase della dittatura di Francisco Franco e di Antonio Olivera de Salazar) entrarono nella Cee.

Passaggio successivo alla fondazione di questo grande fronte economico comune, caratterizzato dall’assenza di dazi sulle importazioni reciproche, fu la costituzione dell’Unione Europea con il trattato di Maastricht (1992). Nel 1995 gli accordi di Schengen stabilirono altresì la fine delle frontiere e dei blocchi doganali tra gli stati dell’Unione europea (si tratta del documento con cui fu permessa la libera circolazione in Europa tanto per le persone quanto per le merci).

L’idea di costruire una federazione di stati europei derivò, soprattutto dal punto di vista economico, dalla volontà di unificare le monete dei singoli paesi (l’Euro entrò in vigore nel 2002, in molti, non in tutti, paesi dell’Unione). Dal punto di vista politico e militare, infatti, molto rimaneva da fare, come provò la pessima gestione della guerra jugoslava (1991-95), nella quale l’Europa si divise in fazioni che sostenevano, ciascuna per sé, i singoli stati nazionali sorti nei Balcani sulle ceneri della vecchia Jugoslavia (Serbia, Croazia, Bosnia, Slovenia).

Esito della volontà di uniformare i criteri di gestione delle economie nazionali fu la costituzione, a Francoforte, della Banca Centrale Europea nel 1998.

Dopo una serie di ingressi di paesi dell’ex est europeo comunista (dal 2007 al 2013), oggi la comunità europea conta 28 stati (27 dopo Brexit) e lascia intendere che si espanderà ancora nei prossimi 5-8 anni accogliendo al suo interno Islanda, Serbia, Albania, Montenegro e, forse, Turchia.

Le seguenti slides, preparate dal Dott. Flavio Brugnoli (Compagnia di San Paolo di Torino, Centro studi internazionale sul Federalismo di Torino), sono state da lui proposte alle classi quinte dell’Istituto lo scorso 19 febbraio 2020. Esse spiegano in modo sintetico il funzionamento delle principali istituzioni dell’Unione Europea, sino al giorno d’oggi.

In grande sintesi, ecco i principali passaggi che hanno portato alla situazione odierna l’Unione Europea:

1951: trattato per una federazione economica sul commercio di acciaio e carbone (senza dazi commerciali) tra sei paesi europei;

1957: Firma del trattato di Roma, inizio della Comunità Economica Europea (CEE) e per l’energia atomica europea;

1989: crollo del muro di Berlino. La Germania dell’Est si riunisce alla Germania dell’Ovest. Crollo del blocco comunista.

1992: Trattato di Maastricht. Esso stabilisce la libera circolazione di persone e merci nell’Unione Europea, nel rispetto dei diritti dell’uomo, della libertà, della solidarietà tra stati, del rafforzamento delle democrazie; dell’istituzione di un’unione economica e monetaria europea.

1995: Convenzione di Schengen: eliminazione delle frontiere tra paesi appartenenti alla CEE.

1998: Fondazione della BCE, Banca Centrale Europea; essa, per garantire stabilità monetaria alla moneta unica europea (Euro) chiede stabilità di prezzi (contenimento inflazione nazionale) e contenimento del debito pubblico entro il 3% del Prodotto Interno Lordo della nazione (l’Italia, nel 2018, aveva un Pil ammontante a 2084 miliardi di euro: poteva dunque indebitarsi ogni anno sino a circa 70 miliardi di euro; nei primi anni ’90 il rapporto debito/pil italiano era del 6,5%)

2002: introduzione della moneta unica europea (Euro)

2009: entrata in vigore del Trattato di Lisbona che prevede una carta d’identità europea basata sulla carta dei diritti fondamentali dell’UE

Le istituzioni europee che hanno sede a Strasburgo e a Bruxelles sono:

  • Parlamento Europeo (dal 1979), 705 deputati europei eletti a suffragio universale, organizzati in partiti (Presidente: David Sassoli)
  • Consiglio Europeo, consiglio dei capi di stato e/o di governo delle singole nazioni europee. Danno orientamenti politici, non possono emanare leggi.
  • Consiglio dell’Unione Europea (presidente: Charle Michel): può emanare leggi e gestire il bilancio europeo
  • Commissione Europea (presidente: Ursula von der Leyen): sviluppa le proposte di leggi ma non le approva, le passa al Consiglio dell’UE.
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