Lo scoppio della Seconda guerra mondiale (1939-41)

Le cause principali della seconda guerra europea combattuta in venti anni di storia (1919-1939). Clicca qui per la spiegazione in audio mp3:

  • il Pangermanesimo (Hitler voleva far rientrare nella grande Germania tutti i popoli di lingua e tradizioni tedesche (aveva già preso nel 1938 Austria e parte della Cecoslovacchia, nel 1939 voleva prendere la Polonia, soprattutto il corridoio di Danzica che era stato tolto ai tedeschi con la pace di Parigi del 1919), ma per farlo stipulò il patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939), alleandosi con l’acerrimo nemico, il comunista Stalin, col quale si sarebbe diviso la Polonia, prima che Francia e GB, alleate di Varsavia, avessero il tempo di intervenire. Era un patto immorale, ma molto proficuo, in termini territoriali, per entrambe le potenze (se HItler avrebbe conquistato la Polonia che ospitava il maggior numero di tedeschi, l’Urss avrebbe infatti potuto occupare anche le repubbliche baltiche ed estendere la sua influenza in Romania).
  • L’Appeasement, l’acquiescenza, la decisione di Francia e soprattutto GB di non ostacolare Hitler, dopo il 1937, nella sua volontà di espansione in Europa, per cercare di chetarlo ed evitare una nuova guerra europea. Questa politica, promossa da Chamberlain, primo ministro inglese, fu aspramente criticata da chi gli sarebbe succeduto nel ruolo, Winston Churchill.
  • La debolezza della Società delle Nazioni, incapace di trovare vie diplomatiche per risolvere i problemi causati dal nazionalismo di destra europeo.
  • Le velleità espansionistiche dell’Italia, che nel 1936 aveva concluso la presa dell’Etiopia e nel 1939 prese l’Albania, per espandere la propria area di influenza nell’area balcanica.
  • Lo spostamento a destra di tutto il continente europeo: nel 1939 solo Francia e GB avevano governi di matrice liberale.
  • L’Asse, patto di alleanza militare stipulato tra le potenze di estrema destra imperialista, Italia, Germania e Giappone (1939)

I primi anni di guerra (1939-41)

Nei primi due anni di guerra, tutto pareva riportare l’orologio della storia al 1914. La guerra scoppiò per la causa polacca, la notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 1939. Hitler invase rapidamente la Polonia occidentale e, a metà settembre, lo stesso fece Stalin ad oriente. Ad ottobre la Polonia era stata spazzata via, senza che Francia e GB avessero potuto fare qualcosa per darle aiuto. Come nella Prima guerra mondiale, Hitler voleva una guerra lampo (blitzkrieg) e stavolta, grazie all’uso combinato di aerei e carri armati pesanti ma molto veloci, l’obiettivo fu raggiunto, tagliando in due l’esercito polacco e accerchiandolo prima che potesse reagire. Quasi come in un gioco di Domino, da ottobre ’39 a marzo ’40, la guerra rimase come in congelatore. Le uniche azioni di quel periodo furono la presa della Finlandia da parte russa e della Norvegia e della Danimarca da parte tedesca nella primavera del ’40.

A maggio di quell’anno, Hitler si rivolse al suo peggior nemico sul territorio europeo: la Francia. Essa aveva costruito, tra il confine svizzero e quello belga una linea di fuoco, con grandi risorse e armamenti, la linea Maginot, proprio per proteggersi da un attacco tedesco. Hitler scelse la via percorsa dall’esercito tedesco nella Prima guerra mondiale. Invase il Belgio e l’Olanda e passò rapidamente in Francia, giungendo alle porte di Parigi in meno di un mese, anche qui sconvolgendo i piani di difesa francesi con massicci bombardamenti e veloci avanzate dei carri armati al di là delle linee nemiche. A metà giugno, l’esercito francese era in rotta, e i tedeschi entrarono a Parigi. Anche il tentativo di reazione inglese, che aveva inviato un corpo militare in Francia, fu accerchiato e sconfitto (battaglia di Dunkerque). La Francia, capitolata nel giugno 1940, si divise: il generale Petain gestì l’armistizio e la resa; il generale De Gaulle, fiero oppositore di Hitler, volò in Gb da dove diresse la resistenza antinazista.

Il 10 giugno 1940, anche il Duce italiano, vedendo lo strapotere di Hitler a livello militare, volle entrare in guerra contro la Francia: l’esercito italiano era impreparato ma Mussolini credeva che la guerra sarebbe finita in fretta e voleva saltare sul carro del vincitore. I francesi, quasi battuti, riuscirono a respingere gli italiani, addirittura riuscendo a bombardare Torino. Questa decisione, di entrare in guerra, era in buona parte figlia delle idee del Duce. Il Re non la approvava, i militari nemmeno (si consideravano impreparati, avevano bisogno ancora di 2 anni per armarsi meglio), la grande industria, che perdeva le commesse europee. Anche nel Mediterraneo, le cose non andarono meglio per il reparto meglio attrezzato, la marina militare: essa venne battuta in due occasioni dagli inglesi.

L’ultimo nemico da battere, per Hitler, era allora l’Inghilterra. Il Fuhrer sapeva delle difficoltà della conquista, dato che la GB era circondata dal mare. Offrì più volte un armistizio agli inglesi che però rifiutarono sempre: al governo era infatti il primo ministro conservatore Churchill, che non volle mai sapere di trattare con il dittatore tedesco. Egli era stato chiaro con gli inglesi: “Vi prometto lacrime, sudore e sangue”. E così fu. Hitler nell’estate del ’40 lanciò l’operazione “Leone Marino”, con l’obiettivo di bombardare le città inglesi e distruggere l’aviazione militare britannica, che aveva un minor numero di apparecchi.

La presenza del radar su quegli aerei (e la sua assenza sui velivoli tedeschi) permise agli inglesi di resistere strenuamente, bombardando anche Berlino come rappresaglia. In autunno, date le notevoli perdite aeree subite, l’idea di invadere per via di terra la GB venne abbandonata da Hitler.

Ultima novità del 1940, il tentativo italiano di copiare le imprese di Hitler. Mussolini decretò l’invasione della Grecia, confinante con l’Albania, ma l’attacco venne respinto e gli italiani ricacciati indietro. Lo stesso stava avvenendo con la controffensiva inglese lungo le coste dell’Africa del nord: i britannici avevano sconfitto gli italiani e si stavano impossessando della Libia. Per evitare una sconfitta cocente, nel 1941 arrivarono i rinforzi che Hitler offrì a Mussolini e la battaglia d’Africa si rovesciò a favore degli italo-tedeschi. Però le forze fasciste non reggevano affatto: sempre nella primavera del 1941 Hitler fu costretto a invadere i Balcani per portare aiuto alle truppe italiane che si erano ritirate in Albania. Nonostante la debolezza dell’alleato italiano, alla fine del 1941 Hitler non aveva più rivali in Europa, ad eccezione della GB.

Era giunta l’ora di tradire il patto Molotov-Ribbentrop del 1939, invadendo il peggior nemico, politico e razziale: l’Urss slava e comunista. Nel giugno 1941 Hitler entrò con le truppe corazzate anche nell’est europeo. Era l’inizio della sua fine.

Questa spiegazione è reperibile alle pp. 171-176 del libro di storia delle quinte.

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