Manhattan

  • Pre dinner (coppetta cocktail)
  • 5 cl rye whiskey o Canadian whisky
  • 2 cl vermut rosso
  • 1 goccia di angostura bitter
  • Versare tutti gli ingredienti nel mixing glass con alcuni cubetti di ghiaccio. Miscelare e filtrare in una coppetta da cocktail fredda. Decorare con ciliegina al maraschino.

Il Manhattan è tra i cocktail che formano il gruppo dei sei grandi, insieme con Martini, Old Fashioned, Daiquiri, Sidecar e White Lady.

É molto difficile trovare le origini di questo cocktail. La ricetta sembra essere l’evoluzione di un’abitudine in uso negli Stati Uniti del 1850 circa che voleva il whiskey miscelato con sciroppo di frutta, bitter e amari d’erba. Questa ricetta sarebbe stata poi modificata dal barman del “Manhattan Club” di New York che avrebbe sostituito lo sciroppo di frutta con il vermut, creando un drink speciale per intrattenere il politico, Samuel J. Tilden ad un party dato da Lady Randolf Churchill.

La prima ricetta del Manhattan codificata dall’IBA è del 1961. La revisione del 1986, e quelle successive, oltre alla versione classica includono due varianti. Dry Manhattan e Medium o Perfect Manhattan. Due varianti non codificate sono, il Bourbon Manhattan, dove al posto del rye si usa un bourbon whiskey, e il Manhattan on the rock, dove Angostura, vermut e whiskey, sono miscelati in un old fashioned colmo di ghiaccio.

Nella preparazione del Manhattan è necessario fare attenzione ad alcune particolarità che riguardano: bicchiere, tipo di whisky e Angostura. Il bicchiere deve essere una coppetta cocktail ben ghiacciata; il whisky è di segale, in sostituzione del rye si usa un whisky canadese. Il whisky canadese è comunque preferito al rye americano per due motivi: uno perché si dice che un Manhattan non è un vero Manhattan se non è preparato con il whisky canadese; l’altro è un sapore meno pronunciato e pungente del canadian, rispetto allo straight rye prodotto negli Stati Uniti.

L’Angostura può essere unita al whisky e al vermut nel mixing glass oppure con la tecnica di preparazione usata per il Pink Gin, dove il dry gin è versato in una coppetta martini velata di rosa, colore dovuto alle gocce di Angostura che vengono girate a lungo nel bicchiere prima di versare il distillato.

Anche per il Manhattan l’Angostura è girata a lungo nel bicchiere fino a velarlo, poi, procedendo normalmente, si miscelano il vermut e il whisky nel mixing glass, infine, si versa il cocktail nella coppetta fredda velata di Angostura. Questo procedimento richiede attenzione nell’eliminare l’eventuale Angostura in eccesso e qualche minuto di tempo per una perfetta esecuzione. La scelta dell’uno o dell’altro metodo è una questione personale; sceglierà il primo sistema chi ha la necessità di un’esecuzione veloce e tecnica. Sceglierà il secondo metodo chi, oltre all’esecuzione tecnica, può offrire con misura, quella gestualità che a volte è cercata ed apprezzata nell’opera del barman.

Rob Roy

5 cl scotch whisky

2 cl vermut rosso

1 goccia Angostura Bitter

Miscelare nel mixing glass e servire in coppetta da cocktail. Decorare con ciliegina.

Passato attraverso le varie compilazioni della carta IBA, il Rob Roy, chiamato da alcuni Scotch Manhattan, è dedicato ad un personaggio leggendario, vissuto nelle Highlands scozzesi durante il XVII secolo, Rob MacGregor. L’eroe, nel rispetto della tradizione, agiva contro i potenti per difendere i diritti dei più deboli. Roy è un termine colloquiale scozzese per le persone con i capelli rossi, come il colore del cocktail.

Non ci sono notizie certe sulla nascita di questo cocktail, anche se la formula del Rob Roy potrebbe essere la variante di quella mistura ideata intorno alla fine dell’800 da John Brown, maggiordomo personale della Regina Vittoria e originario delle Highlands scozzesi. Questo cocktail era preparato in un bicchiere basso, tipo tumbler, con una buona dose di malt whisky e vino rosso di Borgogna. Probabilmente il vermut rosso ha sostituito il borgogna intorno alla fine dell’800, quando le devastazioni causate dalla fillossera avevano ormai reso difficile e oneroso l’approvvigionamento di questo vino.

Il whisky utilizzato per la preparazione del Rob Roy, non deve coprire l’aroma del vermut e dell’Angostura, per questo è preferibile usare un blended, o un single malt di cinque anni, piuttosto che un single malt invecchiato e pregiato che sovrasterebbe l’equilibrio degli ingredienti.

Tra i vecchi cocktail IBA a base scotch, un posto di rilievo lo occupano Bobby Burns e Affinity.

Bubby Burns

1/2 Scotch Whisky (3 cl)

1/2 Vermouth Rosso (3 cl)

3 gocce di Bénédictine

Si prepara nel mixing-glass. Versato nel bicchiere a cocktail, twist scorza di buccia di limone.

I due drink, ottimi aperitivi serali, pur non essendo più tra le ricette IBA conservano nel gusto una classicità preziosa. Il Bobby Burns faceva parte della lista IBA del 1961, è un cocktail simile al Rob Roy e deve il suo nome al poeta scozzese Robert Burns, autore di un’ode al whisky di 126 versi, intitolata “Scotch Drink”.