Tutto iniziò così

Gli anni Venti sono stati l’inizio di quella che gli americani hanno chiamato “età d’oro dei cocktails”. Un periodo che cominciò con la legge proibizionista del 1919 e che trovò il suo centro di sfogo principale nelle isole caraibiche e soprattutto a Cuba, poiché, per gli americani che volevano sfuggire il regime secco, era sufficiente attraversare la rumrow, poche miglia di acque territoriali che delimitavano il confine con gli Stati Uniti e che definivano il limite in cui era proibito il consumo d’alcolici, per trovare tutto ciò di cui avevano bisogno.

Così, negli anni che seguirono il 1919, moltissimi americani si trasferirono a Cuba, con i clienti arrivarono subito dopo baristi e albergatori. Cominciò in questo modo una vera e propria fioritura turistica che portò perfino alla creazione, da parte di una compagnia aerea, di una via del rum, per unire più rapidamente la Florida con Cuba.

In questo periodo si diffuse anche la fama del rum come componente base per cocktail e long drink. A dire il vero qualche decennio prima, alla fine dell’Ottocento, il rum era già stato scoperto dai soldati statunitensi arrivati a Cuba per scacciare e prendere il posto degli spagnoli.
Gli americani, che già per natura sono portati a mischiare di tutto, usarono il “diavolo assassino” per rinforzare la loro nuova bibita analcolica, la Coca-Cola. Questa bevanda, formata da light ron, preferibilmente carta blanca, Coca-Cola e succo di lime, la chiamarono Cuba Libre.

il cocktail cuba libre

Cuba Libre

1 cl succo di lime
5 cl rum light
10 cl Coca-Cola
Si prepara nel tumbler versando sul ghiaccio rum e Coca-Cola, infine, dopo aver mescolato dolcemente si completa con il succo di lime.
Alcuni, al posto del succo di lime e prima di aggiungere il ghiaccio, schiacciano nel bicchiere la buccia del lime con buona parte della polpa attaccata, e la schiacciano fino a ridurla in poltiglia, quindi aggiungono il ghiaccio e gli altri ingredienti. Sembra che così sia tutta un’altra cosa! Un’altra variante alla ricetta originale consiste nell’unire alcune gocce di Angostura sulla superficie del drink.

Daiquiri

Nei Caraibi non ebbe solo inizio la storia del rum ma molto probabilmente anche quella dei cocktail. Molte bevande nate in queste isole, come Daiquiri, Cuba Libre, Planter’s Punch, sono entrate nella storia attraverso la letteratura di scrittori e turisti, prevalentemente americani, che alla fine del ‘800 arrivarono in questi Paesi attratti dal mito dei tropici.

Fu il proibizionismo, in netto contrasto con i suoi intenti, a portare, prima alla definitiva affermazione del rum, anche se inizialmente questo era solo il distillato più a buon mercato da contrabbandare, poi, alla nascita del cocktail inteso come stile di bere. Questa nuova abitudine, dovuta in gran parte ai moltissimi turisti americani, che dopo il 1919 crearono il fascino e il mito dei Caraibi, con le sue bevande fatte di ghiaccio, frutta esotica, succhi tropicali e i sapori diversi dei suoi rum, si trasformò con il tempo in cultura del bere miscelato perché, una volta tornati a casa, i turisti non vollero rinunciarvi, anzi, la diffusero, con i loro viaggi, anche in Paesi lontani.

Così, i cocktail esotici, quelli nati per caso, insieme ai cocktail creati per trovare nuove emozioni, hanno trasformato in arte la pratica di mischiare, cui a volte si ricorreva anche per velare l’aroma e il sapore non sempre piacevoli degli alcolici di un tempo. Un’arte difficile da apprendere e da applicare, perché fatta di poche regole, ma ricca di sfumature, spesso legate alle intuizioni e alle emozioni di un momento che solo i veri professionisti sono in grado di capire, per servirsene con coscienza, sensibilità e talento.

Tra i tanti americani che arrivarono nei Caraibi ci fu anche Ernest Hemingway (1898-1961), uno scrittore che passò gran parte della sua vita e ambientò alcuni dei suoi lavori in questi luoghi. Hemingway si trasferì a Cuba nel 1939 e qui visse il resto della sua vita. É indubbiamente a lui, e ai personaggi dei suoi romanzi, che si deve in gran parte la diffusioncocktail daiquirie dello stile di bere caraibico: grandi bicchieri, ghiaccio tritato e sapori freschi di frutta.

«Bevve un altro Daiquiri ghiacciato senza zucchero e, alzando il pesante bicchiere appannato dal freddo, vide lo strato trasparente sotto il ghiaccio tritato, e gli ricordò il mare. Il ghiaccio tritato pareva la scia di una nave e il chiarore là sotto l’onda di prua, quando si frangeva e la nave era in acque calme. Era quasi lo stesso colore».

Questa è la descrizione che Hemingway dà del Daiquiri, preparato come usano i barman cubani con rum bianco, succo di lime, zucchero e ghiaccio tritato, cocktail ormai leggendario, sopra, chiaro e schiumoso, e quasi turchese, sul fondo della coppa. Hemingway questa bevanda andava a gustarla all’Avana, al bar La Floridita, diventato famoso come “la cattedrale del Daiquiri”. Il suo Daiquiri però lo consumava doppio e senza zucchero perché: “Se tu ne bevessi altrettanti con lo zucchero ti farebbero stare male”. Qui il Daiquiri lo preparava il barman Constantino Ribailagua detto “Constante”, la cui carriera ebbe inizio nel 1912 e terminò nel 1952. Di Ribailagua, famoso in tutto il mondo negli anni Venti e Trenta, ideatore del Frozen Daiquiri, cui meglio corrisponde la descrizione di Hemingway citata sopra, si dice che abbia preparato non meno di dieci milioni di Daiquiri. Ma il prodotto più famoso de “La Florida”, era il Daiquiri Hemingway, detto Papa Doble, composto di due bicchierini e mezzo di ron Bacardi carta blanca, succo di due lime e di mezzo pompelmo e di sei gocce di Maraschino, il tutto frullato con ghiaccio tritato e servito in grandi coppe.

Anche per il Daiquiri, come per molte altre bevande, esistono diverse storie, o leggende, che ne raccontano l’origine. Pare che l’abbiano creato per caso, nel 1898, due ingegneri minerari che lavoravano in una miniera di rame a Daiquiri, paese a Sud di Santiago di Cuba. Pagliuchi e Fox, i due ingegneri, per dissetare i loro ospiti, non trovando altro nella loro cantina che rum, lime, zucchero e ghiaccio, pensarono di unire questi prodotti, e pare che fu Pagliuchi a proporre di chiamare questa bella pensata con il nome del paese vicino alla miniera, Daiquiri.

Dal Daiquiri classico, preparato con rum bianco, succo di lime e zucchero, sono poi nate moltissime varianti che, pur basandosi sulla ricetta originale, vanno ad aggiungere, o a sostituire, determinati ingredienti. La prima variante, quasi un obbligo per tutti quei Paesi nei quali non cresce il lime, è l’uso del limone. Il limone può alterare sensibilmente l’aroma della ricetta a causa dell’acidità che varia da frutto a frutto, a seconda del grado di maturazione e del tipo di limone.

Le varianti più conosciute del Daiquiri si preparano frullando, ghiaccio in scaglie, un frutto e gli ingredienti della ricetta originale. Le bevande preparate con ghiaccio in scaglie e miscelate nel blender, si chiamano frozen e sono uno dei tanti modi di bere originari dei Caraibi che per merito dei turisti americani si sono diffusi prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. Per una perfetta esecuzione è consigliabile preparare almeno due frozen per volta. In questo modo si evita l’eccessiva diluizione del ghiaccio e si riesce a presentare queste bevande con il loro tipico aspetto emulsionato e schiumoso.

Il Pineapple Daiquiri, è un frozen preparato con una fetta d’ananas, ci sono poi le versioni, sempre frozen, con la pesca e le foglie di menta, e una variante preparata con curaçao e bianco d’uovo, chiamata Ramoncita Lopez Special.
Anche il Bacardi, che molti chiamano “pink daiquiri”, può essere pensato come una variante del daiquiri.

 

Mojito

Hemingway, oltre al Daiquiri che consumava al bar El Floridita, rese famoso nel mondo anche il Mojito Criollo, un beverone che beveva al bar “La Bodeguita del Medio”, il famoso locale creato a L’Avana nel 1942 da Angelo Martinez. Il Mojito, o intingolino, ha visto il massimo del suo splendore nel decennio 1940-50, ma si dice che fosse conosciuto già nel Seicento, e sembra che perfino il corsaro Sir Francis Drake lo sorseggiava sulla tolda del suo veliero e lo chiamava “drago”.

Il Cocktail mojitoMojito è composto di:
4 cl rum bianco
3.cl succo di lime
3 germogli di menta
2 cucchiaini di zucchero
soda water

Si prepara nel tumbler, o in un grande tulipano, schiacciando e frantumando le foglie di hierba buena con lo zucchero e il succo di lime, poi si colma il bicchiere con ghiaccio tritato e si unisce il rum. Dopo aver mescolato, si aggiunge poca soda water e si guarnisce con un rametto di hierba buena, che è un’erba aromatica cubana il cui profumo ricorda la menta e il limone insieme. Quest’erba, vista l’impossibilità di trovarla, in commercio, si sostituisce con la menta.

A contendere al Mojito il titolo di cocktail più anziano dei Caribi c’è il Planter’s Punch. Il “punch del piantatore” o Planter’s Punch, è considerato un cocktail antico, conosciuto già nel XVII secolo come la bevanda preferita dai piantatori coloniali. Di questo drink, oltre alla versione IBA, esistono numerose varianti. L’essenza però è sempre il rum. Rum scuro se il planter’s è d’origine giamaicana, chiaro se è originario delle Antille francesi, scuro e agricolo se è preparato in Martinica. Al rum, poi, si aggiungono i frutti tropicali, dal lime alla maracuja, l’arancio e il pompelmo, infine lo zucchero o sciroppo di zucchero o la granatina. C’è poi chi aggiunge alcune gocce di Angostura, chi un poco di Cointreau o Maraschino e chi lo diluisce con la soda water.

Una delle versioni più conosciute del Planter’s Punch si prepara così:
4.5 cl rum scuro
3.5 cl succo d’arancia
3.5 cl succo di ananas
2 cl succo di limone
1 cl sciroppo di granatina
1 cl sciroppo di zucchero
3-4 goccia angostura
soda water
É preparato nello shaker ed è servito in un bicchiere da long drink con una rondella d’arancia, una di limone e una ciliegina l’angostura si versa sulla superficie del cocktail, quando pronto. Un’altra versione è preparata come la precedente, ma la quantità del succo è ripartita in parti uguali tra arancia e ananas.

Non Planter’s Punch, ma solo Planters è un altro ottimo cocktail aperitivo e dissetante sempre originario della Giamaica. Il Planters si prepara con:
3 cl rum Jamaica
3 cl succo d’arancia
gocce di limone
Si deve miscelare nello shaker e va servito in coppetta cocktail. Il Planters fu codificato nel 1961, ma ora non fa più parte dei cocktail IBA.

Fonte: Di bere in meglio – manuale per educare al bere – Bianchi Roberto