Il Percorso verso il PDP: Guida Pratica per Famiglie e Studenti
In questa sezione sono pubblicate le risposte alle domande più frequenti sul PDP (Piano Didattico Personalizzato) e sulle principali situazioni in cui viene attivato.
Le informazioni sono pensate per guidare studenti e famiglie delle scuole superiori nella comprensione delle procedure, dei diritti e delle modalità di applicazione, così da favorire un percorso scolastico più chiaro e inclusivo.
In calce una breve guida riassuntiva circa le informazioni presenti all’interno delle seguenti risposte.
Domande Frequenti
Richiedere una valutazione clinica, rivolgersi a uno specialista o ai servizi sociali non significa “medicalizzare” lo studente o etichettarlo.
Non stiamo cercando una malattia da curare, ma stiamo cercando di capire come il ragazzo apprende e percepisce il mondo. Una diagnosi o una relazione esterna sono semplicemente il “libretto delle istruzioni” che permette al Consiglio di Classe di comprendere a fondo i bisogni educativi dello studente. È un atto di cura, un’alleanza tra scuola, famiglia e territorio per rimuovere gli ostacoli per far sì che nessun talento vada sprecato.
Di seguito verranno approfondite le situazioni e i contesti specifici che portano alla redazione di un Piano Didattico Personalizzato.
L’idea è quella di far comprendere alle famiglie e agli studenti come muoversi a seconda della situazione specifica, con particolare attenzione alle procedure da svolgere in ambito sanitario nei territori di Città Metropolitana di Torino e della Provincia di Cuneo, bacino geografico di provenienza degli studenti e delle studentesse iscritti in questo Istituto.
Ci sono specifiche situazioni in cui il riconoscimento del Bisogno educativo passa attraverso un vero e proprio iter diagnostico a cui segue una certificazione ufficiale che automaticamente pone la scuola in condizione di obbligo di predisposizione di un PDP.
Stiamo parlando dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Questi disturbi vengono definiti come un insieme di difficoltà specifiche e circoscritte che riguardano alcune abilità scolastiche di base. Per essere diagnosticati gli specialisti si devono accertare che siano presenti alcune specifiche condizioni:
- livelli cognitivi nella norma rispetto
- adeguate opportunità educative che non abbiano interagito con la traiettoria evolutiva dei soggetti in esame
- assenza di deficit sensoriali o neurologici gravi
Se lo studente o la studentessa mostrano alcuni “comportamenti segnale” allora è il caso di procedere in questo senso.
Ma quali sono i segnali che potrebbero farci dubitare della presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento?
I segnali che potrebbero attirare l’attenzione in questo caso sono la presenza di errori specifici ricorrenti in uno o più ambiti specifici delle attività didattiche di apprendimento:
- Lettura
- Scrittura
- Calcolo
- Espressione Orale
Di seguito una breve tabella che a titolo esemplificativo riassume alcuni tra i più frequenti segni tipici di questo quadro diagnostico.
| Lettura | Lettura lenta, faticosa, poco fluida Errori frequenti (salta righe, lettere, inversioni tipo b/d) Difficoltà a comprendere testi lunghi (per affaticamento) |
| Scrittura | Errori ortografici persistenti (cu/qu, doppie, accenti) Grafia poco leggibile o molto lenta Difficoltà a copiare dalla lavagna |
| Calcolo | Difficoltà con tabelline e calcolo mentale Errori nelle procedure (incolonnamenti, prestiti) Fatica a comprendere quantità e numeri |
| Altri segnali | Buone capacità orali ma rendimento scritto basso Frustrazione o evitamento delle attività scolastiche Prestazioni altalenanti |
Se si riscontrano uno o più segnali di questo tipo, unitamente alla presenza dei requisiti esposti in precedenza, potrebbe sorgere il sospetto che ci sia un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (tutelati dalla Legge 170/2010).
In questi casi la scuola ha un obbligo di legge nell’aiutarvi, ma ha bisogno di un certificato medico valido, la certificazione.
Nel sistema scolastico italiano il Piano Didattico Personalizzato (PDP) non è sempre obbligatorio, ma viene attivato in presenza di specifici bisogni educativi. Come abbiamo appena visto, per gli alunni con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) la predisposizione del PDP è prevista come obbligatoria ai sensi della Legge 170/2010, che riconosce la necessità di misure compensative e dispensative sulla base di una diagnosi clinica certificata.
Per altre condizioni cliniche o evolutive, il riferimento normativo principale è la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 sui BES, integrata dalla Circolare Ministeriale n. 8/2013, che introduce la possibilità per la scuola di attivare un PDP anche in assenza di certificazione sanitaria obbligatoria. In questi casi, il PDP non è automatico né vincolante, ma viene deliberato dal Consiglio di Classe sulla base di una diagnosi clinica rilasciata da specialisti (ASL o strutture accreditate).
Anche in questo caso esistono dei particolari segnali che possono aiutarci a capire se siamo in presenza di un potenziale Bisogno Educativo Speciale che necessita di approfondimenti e accertamenti medici.
In tutti i seguenti casi, la presenza di una diagnosi clinica facilita l’attivazione del PDP, ma non lo rende automaticamente obbligatorio. Sarà compito e responsabilità del Consiglio di Classe riscontrare gli effettivi Bisogni Educativi Speciali e valutare l’adozione o meno di un Piano Didattico Personalizzato e l’attivazione delle conseguenti misure.
Nella tabella di seguito vengono riportati alcuni indizi che possono far pensare alla presenza di altre tipologie di disturbi che inficiano sulle capacità di apprendimento degli studenti. In questo caso è sempre consigliabile un consulto presso il servizio di medicina generale di riferimento (medico di base) per valutare l’inizio di un iter diagnostico.
| Difficoltà cognitive di lieve entità | Apprendimento | Apprendimento lento in tutte le materie Fatica a capire concetti nuovi o astratti Necessità di molte ripetizioni |
| Comprensione e Ragionamento | Pensiero molto concreto (fatica con l’astrazione) Difficoltà a collegare informazioni Problemi nel generalizzare ciò che ha imparato | |
| Autonomia | Scarsa organizzazione del lavoro Ha bisogno di guida costante Fatica a lavorare in autonomia | |
| Difficoltà di attenzione, impulsività, iperattività | Attenzione | Facile distraibilità Difficoltà a mantenere la concentrazione Dimentica istruzioni o materiale |
| Iperattività | Non riesce a stare fermo a lungo Si alza spesso, si muove continuamente Parla molto o interrompe | |
| Impulsività | Risponde senza aspettare Fatica ad aspettare il proprio turno Agisce senza riflettere | |
| Difficoltà nello sviluppo e uso del linguaggio | Linguaggio espressivo | Frasi semplici o poco strutturate Difficoltà a trovare le parole |
| Comprensione | Fatica a capire frasi lunghe o complesse Ha bisogno di istruzioni semplificate | |
| Altri segnali | Lessico povero Racconti confusi o poco organizzati | |
| Difficoltà nella coordinazione dei movimenti | Motricità fine | Grafia molto faticosa o poco leggibile Difficoltà a usare forbici, bottoni, strumenti Lentezza nello scrivere |
| Motricità globale | Movimenti impacciati o goffi Difficoltà nei giochi sportivi Scarso equilibrio o coordinazione | |
| Pianificazione motoria | Fatica a imparare sequenze di movimenti Difficoltà a organizzare azioni (es. vestirsi) |
Il primo passo è rivolgersi al medico di base o pediatra al fine di valutare assieme al professionista la situazione, e nell’eventualità redigere l’impegnativa medica necessaria per la visita neuropsichiatrica.
Il Servizio Sanitario Nazionale ha istituito in ogni ASL un reparto ospedaliero e territoriale di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza.
Tra le attività che questi centri svolgono rientra a pieno titolo la valutazione della presenza di Bisogni Educativi Speciali nei minori.
Con l’impegnativa del medico, si deve contattare il servizio NPI (Neuropsichiatria Infantile) della vostra ASL per una prima visita.
Per la prenotazione occorre la richiesta del pediatra o del medico curante. Al momento della prenotazione, viene richiesto di compilare una “scheda di prenotazione” contenente i dati del paziente. Il paziente deve rivolgersi al servizio di Neuropsichiatria in base al territorio di residenza.
Di seguito le procedure di prenotazione indicate dal Servizio di Neuropsichiatria Infantile e dell’adolescenza del bacino geografico da cui provengono la maggior parte delle studentesse degli studenti dell’istituto:
- PINEROLESE
- PINEROLO – Sede della S. C. di Neuropsichiatria Infantile – Stradale Fenestrelle, 72.
Come si prenota: di persona presso i Centri di Prenotazione CUP di Pinerolo - POMARETTO – Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile – Via Maggiore Ribet, 2
Come si prenota: di persona presso il Centro di Prenotazione CUP di Pinerolo - TORRE PELLICE – Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile – – Via Matteo Gay, 34
Come si prenota: di persona presso il Centro di Prenotazione CUP di Torre Pellice
- PINEROLO – Sede della S. C. di Neuropsichiatria Infantile – Stradale Fenestrelle, 72.
- AREA TORINO METROPOLITANA SUD
- ORBASSANO – Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile – Piazza Generale Dalla Chiesa, 1
Come si prenota: di persona presso i Centri di Prenotazione CUP di Orbassano - NICHELINO – Distretto Ambulatoriale di Nichelino – Via Debouché 5
Come si prenota: Prenotazione solo tramite triage telefonico.
Martedì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
Mercoledì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
Giovedì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
Venerdì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
al numero 01168020603 - CARMAGNOLA – Ambulatorio di Carmagnola – Via Avv. Ferrero 42
Come si prenota: Prenotazione solo tramite triage telefonico.
Martedì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
Mercoledì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
Giovedì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
Venerdì: 9:30-11:30, 13:30-15:00 ,
al numero 01168020603
- ORBASSANO – Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile – Piazza Generale Dalla Chiesa, 1
- SALUZZESE
- Saluzzo – Ospedale Civile in via Spielberg 58, Palazzina Inaudi nel cortile interno dell’Ospedale.
Come si prenota:Prenotazione prime visite e colloqui tel. 0175 215510 (numero con segreteria telefonica dove è possibile lasciare un messaggio) da lunedì a venerdì 09,00-12,00 e dalle 14,00 alle 15,30.
- Saluzzo – Ospedale Civile in via Spielberg 58, Palazzina Inaudi nel cortile interno dell’Ospedale.
- VAL SUSA – VAL SANGONE
- SUSA – Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile SANT’ANTONINO DI SUSA – Piazza della Pace
Come si prenota: di persona presso i Centri di Prenotazione CUP della Valle di Susa oppure la Segreteria del Poliambulatorio - GIAVENO – Ambulatorio Neuropsichiatria Infantile – Via Seminario, 45 Come si prenota: di persona presso il Centro di Prenotazione CUP di Giaveno
- SUSA – Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile SANT’ANTONINO DI SUSA – Piazza della Pace
N.B.: Queste informazioni sono reperibili in modo aggiornato su:
La diagnosi rilasciata è immediatamente valida a scuola.
In alcuni casi i tempi per completare l’iter potrebbero dilatarsi a causa della crescente richiesta di questo tipo di servizio. Alcune famiglie per questo motivo scelgono di rivolgersi a centri privati che offrono servizi diagnostici a pagamento.
Se si preferisce rivolgersi a un centro privato per velocizzare i tempi, potete cercare i professionisti sul territorio. Attenzione all’accreditamento: per far sì che la scuola accetti subito il documento, il centro deve essere presente nell’Elenco ufficiale dei soggetti accreditati per i DSA della Regione Piemonte.
Attenzione: Se si sceglie la via privata è opportuno sapere che:
- NON tutti i centri privati possono certificare
- I centri diagnostici devono essere riconosciuti dalla Regione
La diagnosi deve essere fatta da equipe multidisciplinare (psicologo + logopedista + neuropsichiatra).
N.B.: Se i centri a cui vi rivolgete possono fornire diagnosi valide ma non possono fornire una certificazione valida, sarà sempre obbligatorio far convalidare dal Servizio NPI dell’ASL di competenza la diagnosi redatta dal centro.
La convalida della diagnosi in Piemonte è una procedura necessaria quando la valutazione è stata effettuata da un centro privato non accreditato dalla Regione.
Serve a rendere la diagnosi ufficialmente riconosciuta dal sistema sanitario pubblico, in modo che possa essere utilizzata dalla scuola per l’attivazione del PDP e delle misure previste dalla Legge 170/2010.
La procedura di convalida prevede alcuni passaggi.
- Anche in questo caso è necessario rivolgersi al pediatra o al medico di base per richiedere un’impegnativa per valutazione neuropsichiatrica.
- Successivamente si prenota una visita presso il servizio di Neuropsichiatria Infantile (NPI) della propria ASL, tramite CUP o contatto diretto con il servizio.
- Alla visita è fondamentale presentare tutta la documentazione disponibile: la diagnosi privata completa, i test effettuati, la relazione clinica firmata e, se possibile, anche materiali scolastici o segnalazioni della scuola. L’équipe dell’ASL esamina la documentazione e può confermare la diagnosi (convalidandola ufficialmente), richiedere ulteriori approfondimenti oppure non confermarla qualora non siano soddisfatti i criteri diagnostici.
- In caso di esito positivo, viene rilasciata una certificazione valida ai sensi della normativa vigente, che la scuola può utilizzare formalmente. I tempi per la convalida possono variare a seconda della ASL e delle liste d’attesa.
La certificazione che permette di accedere di diritto al PDP è prevista esclusivamente per le diagnosi di DSA.
Tuttavia la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 sui BES, integrata dalla Circolare Ministeriale n. 8/2013, ha introdotto la possibilità per la scuola di attivare un PDP anche in assenza di certificazione sanitaria obbligatoria.
Non tutte le difficoltà rientrano nei DSA. Ma se state affrontando un Disturbo dell’Attenzione e Iperattività (ADHD), disturbi del linguaggio, oppure un periodo di forte disagio psicologico (ansia, blocchi emotivi, fobia scolare, eventi familiari traumatici), una diagnosi clinica è in grado di fornire un quadro maggiormente preciso per leggere anche in chiave educativa e didattica la situazione e permette alla scuola di attivare le misure adeguate per sostenere la vostra istruzione.
- A chi rivolgersi e come: Vi serve una relazione clinica redatta da un Neuropsichiatra o da uno Psicologo/Psicoterapeuta. In questo caso non serve l’accreditamento regionale.
- Potete sempre passare tramite l’impegnativa del medico curante per accedere ai servizi di psicologia dell’ASL.
- In alternativa, potete rivolgervi a professionisti privati di vostra fiducia, cercandoli anche tramite l’Albo dell’Ordine degli Psicologi o dei Medici.
- Potete sempre passare tramite l’impegnativa del medico curante per accedere ai servizi di psicologia dell’ASL.
Cosa succede a scuola: Voi consegnate la relazione in segreteria. I docenti la leggeranno per capire come la situazione descritta stia impattando sullo studio e delibereranno l’attivazione o meno del Piano Didattico Personalizzato, calibrandolo sulle reali necessità dello studente o della studentessa.
Solitamente tutte le fasi di valutazione di cui stiamo parlando cominciano con un colloquio: gli specialisti cercano di capire la storia scolastica e personale della persona, le difficoltà incontrate nel tempo, le materie più faticose, il modo in cui si studia.
Non è un’interrogazione, ma una conversazione utile a costruire un quadro generale. Se si tratta di un minore, spesso vengono coinvolti anche i genitori e, indirettamente, le osservazioni degli insegnanti.
La fase centrale è quella delle prove. Qui la persona viene invitata a svolgere una serie di attività molto simili a esercizi scolastici: leggere ad alta voce, scrivere sotto dettatura, fare piccoli calcoli, oppure svolgere esercizi di memoria e attenzione. Se, per esempio, si sta indagando una possibile Dislessia o una Discalculia, le prove saranno mirate proprio su lettura o numeri. Accanto a queste, ci sono anche test di ragionamento e logica che servono a valutare il funzionamento cognitivo generale.
È importante sapere che queste attività non servono a “valutare quanto si è bravi” in senso scolastico. Non bisogna prepararsi né cercare di fare bella figura: gli errori, le esitazioni e i tempi più lunghi sono proprio gli elementi che aiutano lo specialista a capire come funziona l’apprendimento. Il clima, infatti, è solitamente sereno e senza giudizio, e le prove sono standardizzate, cioè uguali per tutti, proprio per poter fare confronti oggettivi.
Gli incontri possono essere uno o più di uno; la durata è di circa un’ora, e tra una seduta e l’altra non viene richiesto alcuno “studio” particolare. L’unica cosa richiesta alla persona è di partecipare con disponibilità, seguendo le consegne nel modo più spontaneo possibile.
Alla fine del percorso c’è la restituzione. Questo è un momento importante, perché lo specialista spiega in modo chiaro cosa è emerso: se c’è una diagnosi di DSA (come previsto dalla Legge 170/2010), oppure se le difficoltà rientrano in un quadro più ampio di bisogni educativi (cfr. Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 sui BES, integrata dalla Circolare Ministeriale n. 8/2013). Vengono messi in evidenza i punti di forza, non solo le difficoltà, e vengono date indicazioni pratiche per la scuola e per lo studio.
Quando la scuola recepisce le informazioni riportate nei documenti attraverso il deposito della documentazione da parte delle famiglie, comincia la fase attuativa dei percorso di personalizzazione o individualizzazione scolastica.
Può succedere che le liste d’attesa nel sistema sanitario pubblico possano richiedere mesi per una completa attuazione della fase valutativa. Non preoccupatevi: lo studente non verrà lasciato solo nel frattempo.
Non appena studenti e famiglie prenotano la visita tramite il CUP o presso il centro accreditato, è possibile far recapitare presso la segreteria scolastica la ricevuta di prenotazione. Questo semplice documento autorizza la scuola ad avviare un “PDP in via transitoria”, garantendo al ragazzo gli strumenti di supporto nell’attesa della valutazione definitiva qualora il CdC ravveda la presenza di Bisogni Educativi Speciali.
Il PDP può essere attivato anche per supportare momenti delicati legati al contesto di vita, senza alcun coinvolgimento medico. Potremmo parlare in questi casi di Piani Didattici Personalizzati per motivi prettamente “pedagogici”.
La normativa scolastica italiana ha introdotto un cambiamento di paradigma fondamentale tra il 2012 e il 2013, spostando l’attenzione dalla “certificazione medica” all'”osservazione pedagogica” per quanto riguarda l’inclusione scolastica.
Se la studentessa o lo studente sono arrivati da poco in Italia, non serve alcun documento. La scuola individua il bisogno e attiva subito un PDP transitorio per aiutarlo a imparare la lingua.
Lo svantaggio linguistico legato all’italiano come seconda lingua è una delle situazioni più frequenti nelle scuole. Riguarda soprattutto gli studenti stranieri neoarrivati oppure quegli alunni che, pur essendo inseriti da più tempo, hanno ancora una competenza limitata nella lingua italiana. In questi casi, le difficoltà emergono principalmente nella comprensione dei testi e delle consegne, nell’uso di un lessico adeguato e nella produzione scritta.
Il PDP, in questi casi, viene deliberato dal Consiglio di Classe come strumento di supporto. Non ha carattere obbligatorio e viene generalmente utilizzato in modo flessibile e temporaneo, adattandosi ai bisogni specifici dell’alunno e all’evoluzione della situazione.
La risposta è sì, esistono anche situazioni legate a condizioni mediche che, pur non configurando una disabilità, incidono sulla frequenza o sulla partecipazione scolastica. È il caso, ad esempio, di malattie croniche come asma, diabete o forme lievi di epilessia, oppure di periodi di ricovero, terapie prolungate o condizioni successive a traumi. In queste circostanze, il PDP viene utilizzato per adattare i tempi di lavoro, i carichi didattici e le modalità di verifica. Anche qui la decisione spetta al Consiglio di Classe, che valuta come garantire la continuità del percorso scolastico.
Certamente, un’altra area riguarda le difficoltà di tipo emotivo, psicologico o comportamentale, che non sempre sono accompagnate da una diagnosi formale. Si possono osservare situazioni di ansia significativa, stati depressivi, stress legato a eventi familiari, ritiro sociale oppure comportamenti problematici in classe. In questi casi, la scuola può comunque attivare un PDP anche in assenza di certificazione clinica.
La decisione si basa principalmente sull’osservazione sistematica degli insegnanti e, ove disponibile, su relazioni di specialisti. L’obiettivo è offrire un supporto didattico che tenga conto del momento di fragilità.
Ci sono situazioni più difficili da inquadrare in categorie precise, spesso temporanee o legate a momenti specifici della vita dello studente, che possono riguardare difficoltà scolastiche importanti non ancora diagnosticate, cambiamenti familiari come separazioni o lutti, oppure una forte demotivazione nei confronti della scuola. Anche i passaggi tra ordini scolastici possono rappresentare momenti critici.
In tutti questi casi sarebbe il caso di avvisare la scuola in modo che il Consiglio di Classe possa valutare l’adozione temporanea di misure didattiche straordinarie.
In questi casi il PDP assume una funzione particolarmente flessibile: viene attivato per rispondere a un bisogno contingente e viene rivisto periodicamente, proprio perché la situazione può evolvere rapidamente nel tempo.
Se la famiglia sta attraversando un momento di oggettiva fragilità e fatica, la scuola può redigere un PDP per calibrare il carico di studio o le tempistiche richieste per il raggiungimento degli obiettivi didattici. In questo caso potranno essere previste azioni di recupero con le opportune fasi di verifica.
Come attivarlo:
Potete fare una richiesta formale motivata alla scuola, oppure farvi supportare dai Servizi Sociali. Per contattarli, basta rivolgersi al Segretariato Sociale o allo Sportello dei Servizi Sociali del vostro Comune di residenza (i contatti si trovano sempre sul sito del Comune). Gli assistenti sociali sono lì per ascoltarvi e possono inviare una relazione alla scuola per richiedere tutele didattiche a favore della studentessa o dello studente.
A volte sono proprio i professori a notare le difficoltà, anche in assenza di diagnosi o problemi a casa. In questo caso, vi convocheremo per proporvi l’attivazione di un PDP. È una scelta di squadra per non lasciare indietro nessuno.
Tale scelta è bene farla assieme considerando pro e contro in ogni singola situazione.
A prima vista può sembrare che la scuola stia “diagnosticando” qualcosa senza averne l’autorità medica. In realtà, la prospettiva è esattamente l’opposta.
Le “categorie” dei BES sono molto più ampie di quanto si pensi. La normativa parla di motivi fisici, biologici, fisiologici, psicologici o sociali. La scuola potrebbe aver notato, ad esempio:
- Un momento di fragilità emotiva o forte stress.
- Una difficoltà di metodo di studio che crea un divario rispetto alla classe.
- Una situazione di svantaggio linguistico o culturale anche temporanea. Se i docenti ti propongono un PDP, non ti stanno dando un'”etichetta”, ma stanno dicendo: “Abbiamo notato che in questo momento hai bisogno di strumenti diversi per rendere al meglio”.
il PDP può essere temporaneo. Può essere rivisto ogni anno o addirittura interrotto a metà anno scolastico se i docenti e la famiglia concordano che le difficoltà iniziali sono state superate.
Certamente. Il PDP è un patto. Se la scuola lo propone, puoi sederti con il Coordinatore di classe e discutere i singoli punti. Puoi chiedere di togliere una misura dispensativa che ritieni penalizzante o di aggiungere uno strumento compensativo che ritieni più utile. Il documento perché sia efficace deve essere il frutto di un lavoro il più possibile condiviso.
Il Consiglio di Classe è libero di accettare o meno le modifiche proposte.
Esiste un confine sottile tra ciò che la famiglia può chiedere e ciò che il docente può accettare:
Cosa può fare la famiglia: Può proporre modifiche basate sulla conoscenza profonda del figlio (es. “Mio figlio si trova meglio con le mappe concettuali cartacee piuttosto che digitali”).
Cosa NON può fare la famiglia: Non può imporre scelte puramente metodologiche o didattiche (es. “Non dovete spiegare in questo modo” oppure “Dovete interrogarlo per ultimo in coda a tutti gli altri”). Il “come” si insegna e si valuta rientra nell’autonomia didattica del docente (Art. 4 DPR 275/99).
Se un docente o il Consiglio di Classe decidono di non accettare una modifica proposta dalla famiglia sono comunque tenuti a Motivare didatticamente il rifiuto:
Sono cioè tenuti a spiegare perché quella misura sarebbe controproducente per l’apprendimento dell’alunno (es. “Riteniamo che la dispensa dalla lettura in questa fase bloccherebbe i suoi progressi”).
Firmare un PdP non è un atto dovuto. Se si decide di non procedere:
- Dovrete probabilmente firmare una dichiarazione di rinuncia o la scuola metterà a verbale il tuo rifiuto.
- I docenti valuteranno lo studente secondo i criteri standard per tutta la classe, senza poter applicare tutele specifiche (come tempi aggiuntivi nelle verifiche o l’uso di mappe concettuali).
Attenzione: Se i voti dovessero andare male, sarà più difficile contestare la valutazione, poiché la scuola ha agli atti la prova di aver offerto un aiuto che è stato rifiutato.
L’ultima parola sulla validità didattica di una misura spetta alla scuola (Consiglio di Classe), perché è l’istituzione responsabile della valutazione.
Tuttavia, poiché il PDP è un contratto, se la scuola insiste nel conservare o produrre ex novo una versione che la famiglia non condivide, la famiglia ha il “potere di veto” non firmando. A quel punto la scuola si trova nella posizione scomoda di dover gestire un alunno con difficoltà oggettive senza la copertura legale di un piano personalizzato e lo studente o studentessa si trova ad esser
Il mio consiglio: Se sentite che c’è resistenza su un punto specifico, chiedete al docente di spiegarti la motivazione didattica del suo rifiuto. Spesso il dialogo tecnico (es. “Perché ritiene che questa calcolatrice sia dannosa in questa fase?”) aiuta a sbloccare situazioni che sembrano solo apparentemente degli scontri di principio.
Senza la firma dei genitori (o dello studente se maggiorenne), il PDP non entra in vigore come atto amministrativo. Il PDP è un contratto tra le parti: se una delle due parti non firma, l’accordo non è perfezionato.
Tuttavia anche se il “documento” non è firmato, il Consiglio di Classe non può semplicemente ignorare le difficoltà dell’alunno. I docenti hanno l’obbligo di applicare una didattica inclusiva (personalizzazione e individualizzazione) in virtù del loro ruolo educativo. Anche senza PDP firmato.
Ci sono due grossi MA
- Non possono applicare misure che vadano in deroga alle regole comuni della classe (es. dare meno compiti o usare tempi aggiuntivi in modo sistematico).
- Non possono garantire tutele legali in caso di valutazione negativa.

